mercoledì 7 settembre 2016

Naked Cake "Una passeggiata nel bosco"





Di quanto io ami i dolci ne sanno qualcosa nella gelateria nella piazza principale di Castelnuovo dove, quando entravo da piccola seduta nel passeggino, non ancora in grado di parlare (ebbene sì c’è stato un momento nel quale non parlavo) iniziavo a urlare disperata finchè non ricevevo un cono che mi zittiva. Ogni volta la stessa storia fino a quando ho preteso oltre al cono vuoto il gelato.

lunedì 5 settembre 2016

Gli gnocchi di patate per l'MTC 59



  

Se tutto fila liscio, oggi dovrei essere spaparanzata sulla spiaggia di Stavros a Creta ma, tranquilli, per partire ho chiesto e ottenuto la dispensa papale dalla Van Pelt, ecco, magari non ditelo in giro che, se mio marito sapesse che le nostre vacanze sono state calibrate sull’MTC, chiederebbe il divorzio. 

Prima di iniziare, devo ringraziare, con un certo trasporto, Antonietta che non solo mi ha fatto vincere, regalandomi una gioia inaspettata ma, mi ha riempito di un orgoglio infinito per aver vinto proprio con lei, la regina degli impasti. Ha scelto la semplicità di una margherita "diversa" ma sono negli occhi di chi si ferma solo alle apparenze. Ecco il significato di quel diversamente. Grazie e ancora grazie.
 
Grazie anche alla Van Pelt che mi ha dato l'aiuto che di solito ricevo dal marito quando gli chiedo "per cena vuoi questo o quell'altro?" e mi risponde puntualmente "quello che ti pare". Per il resto è sempre la solita preziosa colonna. 

mercoledì 24 agosto 2016

Garda burger: buns allo zafferano con burger di trota marinata, maionese di capperi e cialde di farina di granoturco e Bagoss



Con il tempo i ricordi dell’infanzia diventano sempre più morbidi e tutto si addolcisce. Ora mi sembra che ogni cosa sia stata facile, leggera e senza ombre. Non penso di aver avuto una famiglia da mulino bianco eppure, se mi guardo indietro, vedo una famiglia felice e un’infanzia felice. Forse il mulino non era così candido ma, un mulino lo ricordo davvero. In anni nei quali la lattaia bussava alla porta ogni mattina e dal suo pentolone tirava fuori il latte per la colazione che la mamma bolliva e si andava alla fattoria vicino casa a prendere uova fresche e galline o conigli, se ci veniva voglia di pesce quel pesce era la trota. 

Andare a prendere le trote con mia mamma era come una piccola gita, a piedi andavamo per una stradina sterrata lungo il Rio della Grignetola, fino a quel mulino che per me era una vista fiabesca. La padrona del mulino aveva ricavato una sorta di piccolo allevamento nel torrente  e, quando a qualcuno serviva una trota, si procurava un po’ di attrezzi per cercare di catturarla. La faccenda non era sempre così rapida perciò, rimanevamo a fare quattro chiacchiere e io ne approfittavo per guardare il mulino in azione. L’unico pesce che abbia mai varcato la soglia di casa mia salvo, il tonno in scatola e il salmone affumicato, è stata la trota che con il suo sapore delicato convinceva anche mio papà, refrattario a tutto ciò che ha le branchie. 
Quando Aifb, con il contest il “Garda in padella” legato all’edizione 2016 del Garda Cooking Cup ha proposto una sfida con il pesce di lago e le eccellenze tipiche del territorio, ho pensato subito a quel mulino e alle trote della Garfagnana che si trovano nei numerosi torrenti e nei tanti laghi artificiali. Di tutti gli ingredienti, oltre al pesce comprato fresco, dovevamo utilizzarne almeno 2, io ho cercato di utilizzarli tutti o quasi per valorizzarne il più possibile nella ricetta.


La trota è spesso vista come un pesce un po’ anonimo e allora ho voluto pensarlo moderno e succulento in un fishburger che raccoglie tutti i profumi e i colori del Garda.

Per 4 buns allo zafferano (ricetta rielaborata da qui)
Farina manitoba con segale, orzo, riso e avena 150 g
Farina 00 100 g
Latte 160 ml
Zafferano bio di Pozzolengo  0.1 g di pistilli
Lievito madre 60 g
Burro 25 g
Zucchero 15 g
Sale 5 g
Malto 1/2 cucchiaino
Uovo 1
Latte 2 cucchiai
Semi di sesamo

Maionese di capperi
Tuorli 2
Olio di oliva 250 ml di
Capperi di Gargnano 2 manciate
Aceto di mele 2 cucchiaini

Cialde al Bagoss e Polenta del Garda Bresciano 
Bagoss 80 g

Per i burger di trota
4 filetti di trota da circa 200 g ciascuno
Misto di erbe aromatiche : erba cedrina, maggiorana, origano e timo
Sale
Pepe
Albume
Aceto di mele 2 cucchiaini
Farina di granoturco un cucchiaino

Pomodori datterini 8
Radicchio novello quanche foglia

Scaldare il latte e versarci lo zafferano, lasciare in infusione circa 20 minuti poi filtrare. Sciogliere il lievito madre nel latte ormai tornato a temperatura ambiente e versarlo a filo nelle farine ben setacciate lo zucchero e il malto lasciando indietro 20 ml. Aggiungere piano piano il burro, il resto dell’acqua se serve e per ultimo il sale. L'impasto deve essere morbido ed omogeneo.
Lasciarlo riposare coperto da pellicola fino al quando sarà raddoppiato di volume. Dopo circa 2 ore (ma dipende molto dalla temperatura e dall’umidità) sgonfiare l’impasto dandogli una forma rettangolare e procedere a fare 2 pieghe da 3. 



Lasciar riposare l’impasto per circa un’ora prima di formare i buns.  Adagiarli su una teglia rivestita da carta forno, coprirli con la pellicola e lasciare lievitare di nuovo per un’altra ora.
Al termine spennellare la superficie dei buns con uova e latte sbattuti e cospargere di semi di sesamo.
Infornare a 180°C per circa 20 minuti. Lasciar raffreddare.
Togliere la pelle ai filetti e sminuzzare cercando togliere le eventuali lische, lasciare marinare per circa un’ora con le erbe aromatiche, l’olio il sale il pepe e l’aceto poi unire l’albume e la farina di granoturco. Formare dei burger con dei coppapasta e cuocere sulla griglia per 2 muniti per lato.

Per la maionese mettere i capperi nell’olio e frullarli con il minipimer. Riscaldare il composto per fare in modo che l’olio assorba bene l’aroma del cappero. Filtrare per eliminare i residui.
Nel frattempo montare i tuorli con l’aceto. Riscaldare di nuovo l’olio fino a portarlo ad 121 gradi in modo da pastorizzare le uova, e versarlo a gocce nelle uova continuando a montare.

Preparare le cialde tritando finemente il formaggio e poi mescolarlo con la farina di granoturco. In una teglia rivestita da carta da forno stendere il mix a formare dei cerchi della grandezza dei panini e infornare a 180°C per 10 minuti o fino a che diventano croccanti. Lasciar raffreddare.
Per comporre il burger porre la trota poi una bella dose di maionese, i pomodori e il radicchio novello (salare a piacere). Per ultimo sistemare la cialda e chiudere. Tenere in caldo fino al momento di gustarli magari accompagnati da un Chiaretto del Garda
. Enjoy.










martedì 23 agosto 2016

Panna cotta alla mortadella di Prato con salsa ai pistacchi per EatPrato




Vi è mai successo di scoprire la vostra città? Quella nella quale vivete da sempre e che alla fine conoscete così poco? A me è successo: in Garfagnana ci sono cresciuta eppure sono riuscita a scoprirla davvero solo vivendo più lontana. Succede anche per luoghi vicini, in quanto tali diventano poco appetibili per una gita eppure ogni tanto guardarsi intorno prima di volare per mete lontane può diventare davvero piacevole. 

Mi è capitato di andare a Prato qualche tempo fa per la manifestazione Eat Prato un progetto nato per valorizzare il territorio pratese e i suoi prodotti e di aver avuto una vera e propria illuminazione. Spesso sono gli stereotipi a farla da padrone e mea culpa, di Prato conoscevo l’industria del tessile e la recente chinatown, è sempre stata per me un luogo di passaggio per andare a Firenze in auto o a Bologna in treno. 

Vederla con le sue bellezze, la sua storia, la sua unicità rivelata anche dai prodotti enogastronomici me la fatta apprezzare davvero tanto. Di un luogo devi portarti a casa un bel ricordo e la voglia di ritornare ed è successo a Prato.



Primo luogo di incontro dei blogger presenti è stata la Tenuta di Artimino a Carmignano con i suoi 732 ettari di campagna toscana coltivata a uliveti e vigneti. 




Nel Ristorante Biagio Pignatta primo maggiordomo di Ferdinando I de Medici ci ha accolto la chef Michela Bottasso che con grande pazienza ci ha insegnato alcuni dei piatti tipici del ristorante. 


Dopo il pranzo autoprodotto consumato nella splendida sala a vetri 
del locale dalla quale si godeva un panorama unico siamo andati a visitare il cuore della tenuta la Villa “La Ferdinanda” residenza extra urbana del Granduca Ferdinando I dè Medici detta anche la villa dei cento camini costruita nel 1596 su disegno di Bernardo Buontalenti e inserita nella lista dei beni patrimonio Unesco. 

 


 




Nel corso degli anni la villa passata da diverse proprietà, è stata privata degli arredi originali ma mantiene intatta il fascino di un tempo e angoli inaspettati.




La tenuta ha anche l’Hotel Paggeria Medica e appartamenti ospitati all’interno delle mura del borgo medievale di Artimino. 


 

www.artimino.com nonché la fattoria dove viene prodotto il Camignano Docg e l’olio extravergine disponendo di 18.000 piante di olivo.
La tappa successiva è stata Prato, il centro con il Duomo dedicata a Santo Stefano con il pulpito esterno di Donatello e Michelozzo, Al suo interno viene custodita la reliquia della Sacra Cintola della Madonna e vicino il museo dell'Opera del Duomo dove sono conservati dipinti, sculture e suppellettili sacre.





Poi il Palazzo Pretorio e il museo custodito all’interno . dove si possono ammirare opere di Donatello, Filippo e Filippino Lippi.

Una interessante Lectio Magistralis Aldo Fiordelli, critico enogastronomico delle Guide dell’Espresso : “I 300 anni del Carmignano” .ci ha introdotto alla storia del vino che conquistò Caterina dé Medici. 


Dopo il saluto delle autorità nel  Castello dell’Imperatore, abbiamo potuto assaggiare i prodotti come la mortadella di Prato un salume cotto di antiche origini che si produce in piccole quantità ancoa oggiVengono utilizzate parti di maiale bollite aromatizzate con pepe nero, sale, polpa d’aglio pestato, macis coriandolo cannella garofano e l’alchermes che conferisce un inconfondibile profumo e un colore rosso.Ottima gustata con i fichi e con la bozza di Prato pane tipico della tradizione contadina realizzato con le farine locali, acqua e lievito madre senza sale.

Ho assaggiato le mitiche pesche di Prato due semisfere di pasta lievitata farcite con crema pasticcera e una bagna speziata all’alchermes, i biscotti di Prato già conosciuti sulle tavole medicee simbolo del territorio che sono realizzati con farina, uova, zucchero, mandorle intere, pinoli, vaniglia e scorza di limone.

Ultima ma non ultima la torta sette veli di Luca Mannori che nel 1997 vinse il primo premio al campionato del mondo di Pasticceria. Un vero godimento per il palato: sette strati diversi a base di cioccolato , un disco di cereali, uno di pasta al cacao e una bavarese al cioccolato fondente e una alle nocciole e una copertura di glassa a specchio.




E’ stata dura dover rientrare la sera e non godermi il secondo giorno di blogtour con i produttori, avrei voluto conoscere personalmente quelle piccole realtà che fanno di un territorio un luogo speciale.

Con la mortadella ho voluto provare una ricetta che è un finger food , una versione salata della classica panna cotta .

Per la panna cotta:
panna fresca400 ml 
parmigiano grattugiato 50 g
mortadella di Prato 30 g
colla di pesce 10 g 
sale 
pepe
Per la salsa ai pistacchi
pistacchi sgusciati una manciata
2 cucchiai di acqua calda
sale
pepe
Olio

Ammollare la colla di pesce.in acqua fredda, portare a bollore la panna e aggiungere il parmigiano grattugiato finemente , salare e pepare poi, filtrare nel caso si fossero formati dei grumi poi  aggiungere la mortadella sminuzzata e  la colla di pesce ben strizzata.
Riempire 6/8 stampini piccoli e porli in frigorifero per almeno 3 ore .


Nel frattempo preparare la salsa ai pistacchi mettendoli in un mixer con sale, pepe e due cucchiai di acqua calda, frullare e aggiungere l'olio a filo fino a che si forma una salsa cremosa.

In un piatto stendere un cucchiaio di salsa poi sformare la panna cotta, adagiarla sul piatto e guarnirla con dei pezzettini di mortadella.