mercoledì 23 gennaio 2019

Potato Farls




Sono davvero troppi giorni che non pubblico ma la labirintite prima e impegni procrastinati dopo, me lo hanno impedito. Mettiamoci pure una buona dose di disorganizzazione e ritardi cronici su tutto e un mese passa che è una bellezza. Dire ora buon anno mi sempre quasi fuori luogo ma insomma, siamo pur sempre a gennaio e quindi Buon 2019 a tutti. Ricomincio con lo Starbooks con una ricetta semplice e da leccarsi i baffi.


Ma come ho fatto a perdermeli? Eppure di colazioni irish ne ho fatte tante, in giro per B&B e nei sei mesi nei quali ho vissuto a Cork. Ricordo uova scramble, bacon, mashed potatoes, black pudding ma mai ho assaggiato questa specie di pane di patate diviso in 4 parti. Ci voleva lo Starbooks a farmelo conoscere. La versione originale pare che fosse più semplice e più povera ma una buona base per tante varianti. Quella di oggi è, a dir poco fantastica, morbida e saporita. Le cipolle rosse e i cipollotti danno un guizzo al sapore delicato della versione originale. Ottimo per colazioni salate e anche al posto del pane.

POTATO FARLS
Da: Justin Gellatly - Baking School - Penguin Fig Tree

Per 4 pezzi:

125 g di patate lesse (ricavate da una patata di 200 g circa)
15 g di burro fuso
Sale fino e pepe bianco a piacere
50 g di farina 00
1/2 cucchiaino di lievito istantaneo per torte salate
2 cucchiai di cipolla rossa a fettine (circa 1 piccola cipolla)
2 cipollotti affettati sottilmente, inclusa la parte verde

Se li cuocete nel forno anziché sul fornello, preriscaldate il forno a 200 °C in modalità statica (o 180 °C in modalità ventilata).
Schiacciate le patate insieme al burro fuso e condite con sale e pepe. Unite la farina, il lievito per torte salate, la cipolla e il cipollotto e mescolate fino a ottenere un impasto omogeneo.
Modellatelo in un cerchio di circa 12 cm di diametro alto circa 1 cm e tagliarlo in quarti. 
Disponete i quarti in una teglia rivestita di carta forno (e non unta) e infornatela, cuocendola per 4 minuti. Voltare i Farls dall'altro lato e cuocerli per altri 4 minuti. Se li cuocete sul fornello fate attenzione a non bruciarli.
Serviteli immediatamente.

NOTE
La ricetta è facile e ben spiegata. La difficoltà è solo quella di cuocere bene. I 4 minuti consigliati sono davvero pochi per la cottura in forno. Li ho tenuti circa 15 minuti per lato. Nella cottura al fornello forse la crosticina si presenta prima ma le cipolle non saranno cotte. Questione di gusti, se digerite le cipolle, può essere un’idea.
Le dimensioni sono abbastanza ridotte perciò se volete mangiarli al posto del pane fatene almeno uno (diviso 4) a testa.

GIUDIZIO
PROMOSSA

giovedì 27 dicembre 2018

Feta al forno con composta di more al rosmarino per il Club del 27




La passione è passione e tra una portata e l'altro di Natale, noi del Club del 27 abbiamo trovato il tempo per fare un piatto per voi. Il nostro regalo per le feste è un New Year Eve party, idee per l'ultimo da servire mentre si aspetta l'anno che verrà.

Colgo l'occasione,faccio a tutti i miei migliori auguri per l'anno nuovo.




Ingredienti:

Per la composta di more al rosmarino

• 3 grani di pepe nero

• 4 bacche di ginepro (o una foglia di alloro)

• 1 rametto di rosmarino fresco

• 1 cucchiaio di succo di limone appena spremuto

• 2 cucchiai di zucchero

• 1 1/2 cucchiai di miele

• 400 g di more

Per la feta al forno

• 220 g di feta

• 2 cucchiaini di olio d'oliva

Con un pezzetto di stoffa ben pulito, legate i grani di pepe, le bacche di ginepro e il rametto di rosmarino, in modo che siano più facili da riprendere quando la composta avrà finito di cuocere. Mettete tutti gli ingredienti, incluso il pezzetto di stoffa, in una piccola casseruola a fuoco medio. Portate a sobbollire. Una volta che la miscela ha cominciato a sobbollire e le more hanno iniziato a rilasciare i loro succhi, riducete il fuoco a medio basso e fate sobbollire fino a quando le more non si sono sciolte e la consistenza è sciropposa, da 20 a 25 minuti. È possibile utilizzare la composta immediatamente, togliendo il pezzo di stoffa. Tuttavia, è consigliabile raffreddarlo in frigo per alcune ore o addirittura durante la notte, lasciando che i sapori si mischino. Per la feta al forno, preriscaldate il forno a 200 °C. Posizionate una griglia nel terzo superiore del forno. Rivestite la feta con l'olio d'oliva e mettetela in una teglia da forno. Cuocete la feta fino a quando non si ammorbidisce, circa 8 minuti. A quel punto, passate all'impostazione della griglia e cuocete il formaggio fino a quando la parte superiore inizia a diventare scura. Togliete dal forno e versate sopra la quantità desiderata di composta di mora calda – Servite con dei crackers o taralli come nel mio caso.

lunedì 24 dicembre 2018

Roulade al caramello salato al sesamo


Ci siamo, anche quest'anno è Natale. Molti di voi oggi saranno indaffarati con il cenone o a preparare per domani, qualcuno deve ancora scegliere i regali, forse chi veramente se la gode sono gli studenti, finalmente liberi dalla scuola. Se ancora non avete le idee chiare ecco una serie di ricette da fare last minute. Per Passiamole in rivista ho contribuito con un dolce davvero buono. il caramello al sesamo è di quanto più goloso possiate immaginare, da finire a cucchiaiate. La ricetta mia, insieme alle altre le trovate qui.


Buon Natale a tutti 💗


mercoledì 5 dicembre 2018

Tuber magnatum Pico, il tartufo bianco di Alba


Se non si fosse capito

Quando ne sento il profumo inebriante non chiedo niente di più che perdermi nel suo effluvio, tuttalpiù sogno di poterlo assaggiare a scaglie sopra una pietanza che lo esalti ma, mai, mi sono domandata quale fosse la biologia o la sua strategia riproduttiva. Il tartufo lo ami o lo odi ma, non puoi rimanerne indifferente. 




Ero già stata all’Esposizione del Tartufo di Alba anni fa, e ne ero rimasta incantata, quella fragranza inconfondibile ad ogni angolo di strada che dà alla testa e poi tutti gli altri prodotti di eccellenza del Piemonte che ti riempiono gli occhi ancora prima della pancia. Ma un’esperienza a tutto tondo nel mondo del tartufo ancora non l’avevo fatta. Con Mauro Carbone dell’Ente del turismo Alba Bra Langhe Roero e Sabrina Fattorini con l’MTCabbiamo scoperto cosa è il tartufo, il suo ciclo biologico, la gestione delle tartufaie e ancora, come riconoscere un tartufo di qualità da uno meno buono attraverso l’analisi sensoriale come ci ha insegnato Paolo Stacchini, e ancora come si pulisce e si conserva un tartufo e i suoi usi in cucina.

Il tartufo è il suo territorio che, nel caso del tartufo bianco di Alba, è davvero circoscritto. La produzione di tartufi presenta una grande variabilità nel tempo e nello spazio e dipende da una serie di fattori quali, il suolo, la temperatura e le precipitazioni. Con il tartufo bianco non si è mai certi di nulla, niente può far prevedere come sarà l’annata successiva. Ma andiamo con ordine:


 


Durante il convegno Tartufo: gestione di un patrimonio a Palazzo Mazzetti a Asti ci è stato spiegato anzitutto cosa è il tartufo, ovvero il corpo fruttifero di funghi ipogei simbionti, appartenenti al genere Tuber. La simbiosi avviene con piante specifiche, arboree o arbustive quali il carpino, il cerro, il faggio, la farnia il leccio, il pioppo, la roverella, il salice e il tiglio ma intendiamoci, non è che se coltiviamo in giardino una di queste piante avremo del tartufo, neanche con piante micorrizzate. Il tartufo, soprattutto quelle bianco è un organismo complesso e molto esigente, non si accontenta ma pretende condizioni particolari. 


Con la simbiosi la pianta che viene avvolta nelle radici dalle micorrize fungine, cede al fungo aminoacidi e carboidrati in cambio di acqua e sali minerali assorbiti dalle ife che possono allungarsi nel terreno.

Le specie di tartufo in commercio sono 9 secondo la legge, quelli più comuni sono il Tuber magnatum Pico o tartufo bianco di Alba, il Tuber melanosporum Vittad. o tartufo nero pregiato e il Tuber aestivum Vittad. o tartufo scorzone.

Se del tartufo nero è stato studiato il genoma e si possono creare delle tartufaie produttive, per il tartufo bianco la strada è ancora lunga ma aperta. Dallo studio del dna si è scoperto che per arrivare a produzione, il tartufo ha bisogno di una parte femminile e una maschile e, ho scoperto, che è molto più facile imbattersi in parti femminili che non in quelle maschili,  mater sempre certa est pater numquam anche nel tartufo. Compagne di viaggio e di merende sono state:

Sabrina Fattorini - Architettando in cucina

·  Marta Calugi –  La cucina spontanea

·  Bianca BertiTritabiscotti

·  Anna CalabreseLa cucina di Anisja

Gaia InnocentiProfumo di mamma

·  Vittoria TraversaLa cucina piccolina