domenica 19 febbraio 2017

Pollo fritto Abudalla Abididdi



 

Ha cominciato a parlare molto presto. A 5 mesi, e ci sono documenti video a testimoniarlo, altrimenti non ci avrebbe creduto nessuno, ha detto mamma per la prima volta, salvo poi scordarsene per i 4 mesi successivi. A 1 anno il vocabolario era già abbastanza ricco e dove non arrivava con il linguaggio, sopperiva con la fantasia e allora il cucchiaio diventava tiallo le fragole erano le babbe e la luna era la nua.

venerdì 17 febbraio 2017

Gli gnocchi, il cavalier, l'arme e il convento - ultima parte - Torta di farro dolce

Parte VII da Mai




La consegna dei semi si prospettava entusiasmante.  A cavallo, lungo il tragitto che portava dall’altra sponda del fiume, il cavaliere si sentiva custode del futuro di quel territorio. Aveva il cuore gonfio di riconoscenza verso il Conte Alfonso che lo aveva ritenuto degno di un siffatto incarico e di orgoglio per il gesto simbolico che stava per compiere.  Al centro "La Piana" di Camporgiano, tutti erano pronti per l’evento, i semi sarebbero stati conservati fino al momento della semina che avrebbe dato altri semi negli anni a seguire. Le specie vegetali endemiche della Garfagnana ora potevano dirsi al sicuro, avevano uno spazio dove potevano essere preservate e fatte riprodurre.  


 Non appena il cavaliere esibì il suo prezioso carico, molti furono i contadini disposti a coltivare quei semi nei loro orti, appoggiando il lavoro del centro di raccolta. 


I semi rappresentavano una nuova vita e, con l’aiuto di tutti, la Garfagnana poteva andare incontro al domani.


Foto di Antonella Eberlin





Il mistero era stato risolto ma il cavaliere, non si sentiva ancora pronto a ripartire. Durante il viaggio qualcosa dentro di lui era cambiato. Quella terra, ostile in apparenza, si era rivelata magica e gli aveva regalato avventure che non avrebbe mai dimenticato. Se il compito affidatogli dal Conte Alfonso era concluso, non lo era la ricerca di se stesso che quel viaggio aveva innescato. Rimuginava, mentre, in sella al suo cavallo, si addentrava per i boschi sopra al borgo del Sillico territorio incontrastato del feroce Moro, non aveva una meta, non aveva paura, non più.

Foto di Chiara Picoco

La strada impervia lo condusse ad una umile dimora, in una radura nel bosco di castagni, lo accolse Mario, un pastore che allevava pecore garfagnine, antica razza endemica di quelle montagne selvagge che lo invitò nella sua casa per rifocillarsi. Le mani di Mario così nodose, segnate dal duro lavoro, raccontavano la sua stessa esistenza, mentre, i suoi occhi tradivano una dolcezza che non si poteva fare a meno di notare. Con la sua voce roca raccontò di sé e del lavoro speciale che stava facendo con l’aiuto della sua famiglia, un lavoro di ripopolamento della pecora bianca garfagnina che dava un latte ottimo per il formaggio e una lana pregiata. Da pochi capi recuperati e scelti di persona, Mario era riuscito in pochi anni a rifare un gregge numeroso e prolifico, nonostante il furfante che gli aveva scambiato il montone, facendogli avere un maschio anziano. Il cavaliere ascoltava, perdendosi nelle parole di Mario e nei profumi del pasto che la moglie e le figlie vollero offrirgli. Pecorini e insaccati, funghi e polenta e carne di cinghiale, mai ,il cavaliere si era sentito tanto soddisfatto, quella casa pareva d’un tratto essere diventata la sua. 

Foto di Sabrina Fattorini

Capì in quell’istante cosa significasse quella terra per lui e per chiunque avesse la fortuna di andare a visitarla, la bellezza della natura, la storia, le tradizioni non sarebbero valse nulla senza l’accoglienza, la cortesia e la generosità dei suoi abitanti.

Foto di Chiara Picoco


Uscì per rimettere in ordine i pensieri che si accavallano nella mente e, mentre prendeva fiato, scorse il profilo dei monti che degradavano verso valle, l’orizzonte sconfinato del verde dei boschi rigogliosi, le nuvole basse tanto da toccarle e si sentì in pace. I luoghi a poco a poco erano diventati familiari, i volti cari. 


FINE 

martedì 31 gennaio 2017

Ali di pollo jerk





Questa ricetta attendeva da troppo tempo. Un anno è passato da quando l’ho registrata ma, troppe cose sono successe in questi 12 mesi che mi hanno vista abbandonare i video e, in molti casi, anche le ricette per il blog. Se lo spirito non è quello giusto, fatico a trovare le parole ma soprattutto la spinta a fare. 


Non so proprio come ci riescano gli attori o i comici, dai quali pretendiamo sempre ironia e divertimento anche quando dentro vanno a pezzi. Io non ci riesco, il mio stato d’animo mi si legge in faccia. Le emozioni mi si cuciono addosso come un vestito logoro e fuori moda che salta agli occhi di tutti, anche quando non vorrei dare spiegazioni arrivano inevitabili le domande di chi ti conosce bene e ti sta più vicino e che non si accontenta di un “nulla non ti preoccupare”.  Non ho festeggiato neanche il compliblog il 4 gennaio, complice un virus gastrico che mi ha tenuto lontano dal cibo per una settimana. Lo faccio oggi con una ricetta che mi piace tanto per almeno 3 motivi: è facile, è economica e è buonissima. E poi ha il miele, quale miglior ingrediente ci ha donato la natura? La dolcezza che ti risolleva.


Tratta da un libro che non si può non avere in libreria (Un cucchiaio di miele di Hattie Ellis) è una ricetta che profuma di caraibi. Il termine jerk si riferisce proprio al cibo jamaicano: speziato, piccante e dolciastro. 


Ali di pollo 20
Lime 1

Per la marinata:
Zenzero fresco 3 cm
Aglio 2 spicchi
Cipollotti freschi 4
Peperoncino ½ o 1
Foglie di timo 1 cucchiaino
Noce moscata 1 cucchiaino  
Sale 1 cucchiaino
Miele (io di timo) 3 cucchiai
Aceto di mele 100 ml
Olio d’oliva 2 cucchiai


Tritare finemente lo zenzero, l’aglio, la parte verde dei cipollotti freschi, il peperoncino privato dei semi. Mescolarli tutti nell’aceto di mele, unire il miele, le foglie di timo, la noce moscata grattugiata, il sale e l’olio. Versare la marinata sulle ali di pollo, coprire con della pellicola e mettere in frigo per un’ora, meglio tutta la notte (nel caso evitare ciotole in metallo). Rivestire una teglia con carta da forno e adagiare le ali bagnandole con la marinata. Cuocere a 190°C per 45 minuti bagnando almeno 2 volte con la marinata. Cuocere fino a doratura o finchè la glassa non diventi appiccicosa ma non bruciata. Strizzare mezzo lime e servire. Ottime anche sulla griglia.

martedì 24 gennaio 2017

Macarons salati "Made in Sud"






Nessuno è indifferente alla bellezza. E’ nella nostra indole provare emozioni quando vediamo una cosa bella, che sia la natura a donarcela o un artista con la sua opera ma anche un gran pezzo di umano che ci passa accanto. Non possiamo fare a meno di sorridere e rimanere incantati, il cuore batte più forte, gli occhi brillano e ci sentiamo più felici. Ogni cosa bella ci lascia un po’ di sé. Il cibo non fa eccezioni. 

Ho provato una voglia irrefrenabile davanti a un ristorante giapponese in America la prima volta che ho visto il sushi, piccole opere d’arte ancora poco conosciute in Europa che mi guardavano dal bancone e per le quali sapevo che avrei capitolato all’istante. Salvo poi assaggiarlo e, sconsolata avviarmi a ricoprirlo di wasabi per cercare di buttarlo giù senza dare troppo nell’occhio. Peccato che poi per i 3 giorni consecutivi risentissi quel wasabi che aveva aperto le mie vie respiratorie fino a … non ve lo dico dove. 

 
I dolci hanno su di me lo stesso effetto attrattivo: li vedo, mi innamoro, devo averli. Non ci sono mai state delusioni pari a quella del sushi ma anche i dolci hanno le loro eccezioni. Ho visto i macarons la prima volta a una manifestazione dedicata al mondo della pasticceria, è stato subito amore. I gusci di meringa di tanti colori diversi con farciture talmente golose da indurmi una salivazione canina, mi hanno fatta fermare all’istante per acquistarne un numero considerevole, di tanti gusti diversi accompagnati da un thè. In quel momento ero in pace con me stessa, un attimo verticale nel quale ero sola in mezzo a tanta gente, il desiderio che si fa macaron ma la soddisfazione è poca, non riesce a riempire le mie aspettative. 


Ci voleva Ilaria  con la sfida MTC a indurmi non solo a riprovare a mangiarli ma a farli da sola per giunta. In una sola volta ho provato una ricetta di un guru dei macarons, la meringa italiana che non avevo mai fatto e fatto diventare quei dolcetti dolci un’esplosione di sapore salato. E’ nato un amore (anche se devo lavorare meglio sul colore che voleva rapprentare i colori della bandiera italiana e sembra più che altro una bandiera logora e vecchia), nuovo, maturo e più consapevole ma sicuramente più duraturo. E’ dal raduno MTC di  Napoli e soprattutto dall’abbuffata di mozzarella di bufala che ho/abbiamo fatto che non pensavo ad altro che a macarons, tributo a quel Sud che ci ha accolto e coccolato per 3 giorni.



Ricetta di Pierre Hermé (per circa 32-35 macaron)
150g zucchero al velo
150g farina di mandorle
110g albumi vecchi (almeno 3 giorni) – divisi in due ciotole da 55g l’una
Per lo sciroppo
150g zucchero semolato
50ml di acqua

Peperoncino in polvere (carolina reaper io) una punta di cucchiaino
Basilico in polvere un cucchiaino
Colorante rosso e verde in gel



TPT tant pour tant
Tostare leggermente la farina di mandorle in forno a 150° per circa 10minuti. Lasciar raffreddare completamente.
Passare al mixer la farina insieme allo zucchero al velo per ottenere una miscela aerea e impalpabile e passare successivamente al setaccio per 2 volte.  Pesare e dividere in 2 parti uguali. Unire alla prima il peperoncino e il basilico nell’altra.
Versare in 22, 5 g di albume crudo il colorante rosso e nei rimanenti 22,5g il colorante verde.
Incorporare 22,5 g  di albume crudo colorato di rosso  al TPT con il peperoncino e 22,5 g di albumi colorati di verde a quello con il basilico servendosi di una spatola in silicone. E’ necessario amalgamare bene in modo da ottenere una pasta morbida, omogenea e densa.

MERINGA ITALIANA
Versare lo zucchero semolato e l’acqua in un tegame dal fondo spesso. Inserire un termometro e cuocere a fuoco medio.  Quando la temperatura arriva a 115° simultaneamente cominciare a montare i rimanenti 55g di albume ad alta velocità. Se, una volta che lo zucchero comincia a bollire, tendesse ad attaccarsi utilizzare un pennello bagnato in acqua fredda e passarlo sui lati (come per il caramello).
Quando il termometro raggiunge i 118° versare lo sciroppo a filo sulla meringa in 3 volte (non ancora completamente montata) avendo cura di farlo scivolare sul lato della ciotola. Continuate a montare per qualche altro minuto. Poi diminuite la velocità e montate ancora per circa 2-3 minuti o comunque fino a quando il composto risulterà bello gonfio, lucido e bianchissimo. E la temperatura sarà scesa a 40°C. Solo a questo punto la meringa potrà essere aggiunta alla pasta di mandorle.

MACARONAGE
Dividere in 2 la meringa. Incorporare inizialmente una piccola quantità di meringa alla pasta di mandorle e mescolare in modo da rendere l’impasto più fluido. Aggiungete la restante meringa usando una spatola in silicone, mescolando dal centro verso i lati esterni e raccogliendo continuamente l’impasto. Quando il composto comincia a diventare lucido fate la prova del MACARONNER, ovvero l’impasto è pronto quando sollevando la spatola ricadrà sulla ciotola formando un “nastro pesante” che ricade con una certa difficoltà.

Prendere il sac-a-poche con bocchetta liscia da 8-10mm, versare una quantità di composto riempendola fino a metà circa. Spremere bene il composto fino alla fine della tasca, questa operazione è molto importante (in generale, non solo per i macaron) perché eviterà la formazione di bolle d’aria. Chiudere con due o tre giri la tasca e fermatela con una molletta.

POCHAGE
Fissare con un pochino di impasto i 4 lati del foglio di carta da forno alla teglia. Tenendo la tasca verticale posizionatevi a circa 2cm sopra la teglia. Iniziare a formare dei bottoncini di impasto seguendo lo stampo in silicone oppure il vostro template (ho usato la parte larga della bocchetta del sac a poche per fare cerchietti di 3,5 cm di diametro). Spingere la pasta torcendo ogni volta la tasca di un quarto di giro. Continuare sulle altre teglie fino all’esaurimento dell’impasto.  Picchiettare delicatamente con la mano il fondo delle teglie in modo da uniformare i macarons ed eliminare eventuali bolle d’aria.

CROUTAGE
Lasciare riposare i gusci a temperatura ambiente, da almeno 30 minuti a 2-3h. Questa operazione è molto importante in quanto serve a creare una pellicola fine, secca e resistente sui gusci, e che diventa poi croccante in fase di cottura. L’umidità solleva il guscio senza screpolarlo e alla base si forma il collarino.
Poiché i tempi di croutage possono variare a seconda della temperatura esterna, per verificare che i gusci siano pronti per essere infornati, sfiorare delicatamente la superficie di un guscio; la pasta non deve incollarsi al dito.

COTTURA
Infornare a 180° per i primi 2-3 minuti fino a che si forma il collarino e il macaron si solleva leggermente. Dopodiché abbassate la temperatura a 140-150° e cuocete per ulteriori 10-12 minuti.
Le temperature e i tempi di cottura sono assolutamente indicativi e dipendono dal proprio forno.
Sia Hermé che Felder suggeriscono la cottura ventilata. Avendo un forno che ha funzioni solo ventilate ho usato questo tipo di cottura.

Una volta cotti, togliere la teglia dal forno e fare scivolare il foglio dei macarons su un ripiano fino al completo raffreddamento. E’ importante NON LASCIARE il foglio sulla teglia altrimenti continuerà la cottura.
Staccare i macarons lentamente dal foglio di carta forno  e con l’indice creare un piccolo avvallamento che permetterà una farcitura più abbondante. Lasciare i gusci con la parte “piatta” rivolta verso l’alto.
I vostri macarons sono pronti per essere farciti. Oppure si può conservarli in frigorifero fino a 48hs o congelarli.



FARCITURA

Macarons Made in Sud
Mozzarella di bufala campana 125 g
Panna fresca 40 g
Sale
Olio extravergine d’oliva 1 cucchiaio

Macarons Peperoncini ripieni
Tonno 100 g sgocciolato
Capperi di Pantelleria sotto sale

Far sgocciolare la mozzarella, unire la panna, il sale e l’olio e passare al mixer. Mantenere in frigo fino all’utilizzo.
Passare al mixer il tonno con i capperi.
Inserire le farce  in un sac à poche e spremerle fino al beccuccio. Dare un doppio giro e chiudere la tasca.

Tenendo la tasca verticale posizionarvi a circa 2cm sopra la teglia. Delicatamente guarnire con una generosa porzione di farcia la metà di gusci, avendo cura di lasciare un bordo di circa 3mm. Assemblate i macarons con i gusci restanti sovrapponendoli a quelli farciti, e premendo molto delicatamente fino a che la farcia non sia ben evidente tra i gusci.


Trasferire i macarons adagiati su un vassoio (possibilmente ricoperto di carta da forno) in frigorifero per circa 24hs. Prima di servire, lasciarli 2h a temperatura ambiente.


Con queste ricette partecipo all’MTChallenge n.62