venerdì 27 marzo 2015

Gelatine di succo d'uva e una visita alla Fattoria San Michele a Torri (FI)


Anche se non c’è un bel sole di inizio primavera ad accoglierti ma, un cielo pazzerello di marzo, la vista della campagna toscana è sempre un’esperienza unica. Da toscana doc, abituata ad una vita di paese, rilassata e lontana dai ritmi frenetici della città, davanti alla vista di tanto verde, alle linee precise dei filari, alle fattorie sparse e ai rumori ovattati del lavoro in campagna, mi sento proiettata in un altro tempo, dove i ritmi sono quelli della natura e dove, saper aspettare, diventa una qualità. 

mercoledì 25 marzo 2015

Cheesecake salata di pappa al pomodoro con pomodori confit e olio al basilico





Quando si parla di cucina toscana tradizionale, la pappa al pomodoro occupa uno dei primi posti, anche se non è proprio tipica di tutta la Toscana. La Toscana ha molte anime, è una terra di mare, di monti, di collina e di campagna e ha conosciuto talmente tante vicende storiche in seno alle varie province che si potrebbero raccontare tante diverse toscanità. La pappa al pomodoro ne è un esempio, conosciutissima ormai ovunque, dalle parti della mia Garfagnana non è proprio una tradizione che invece conosce di più il pancotto. Io l’ho scoperta tardi ma per fortuna l’ho scoperta, perché mi sono resa conto che non è soltanto una specialità mangiata così da sola, un comfort food sia d’inverno calda che tiepida d’estate, ma anche un favoloso ripieno per i ravioli che, vengono buonissimi. 

martedì 24 marzo 2015

Quiche ai broccoli con pesto di scarti di broccoli






Ogni volta che succede scatta automatico il senso di colpa e pure un po’ di frustrazione. Pulisco il frigo e trovo troppo spesso qualcosa da buttare, che sia uno yogurt scaduto finito in fondo ai ripiani o del formaggio ormai mummificato e la fettina che ha assunto un colore cangiante e un odore che non fa proprio ben sperare, ogni volta provo un senso di inadeguatezza. Vorrei essere come le donne di un tempo, quelle che non buttavano via nulla, quelle che di ogni avanzo facevano un nuovo piatto saporito, invece la fretta e pure un certo benessere ci invitano a comprare in abbondanza e a buttare troppo. 

sabato 21 marzo 2015

Pizza Primavera con farina di Kamut





Quello che mi piace della primavera è il risveglio. Quel cambiamento impercettibile che sfugge ai più ma che, con un poco di attenzione, puoi notare nei rami con i germogli appena rigonfiati, in quella timida margherita che si nasconde da sola nel prato, nelle giornate che si allungano appena, nei pettirossi che, senza quasi accorgertene, lasciano il posto alle rondini. Piccoli segni della natura che, prima si stiracchia, e poi si sveglia. E’ il momento più eccitante dell’anno, quando tutto è in potenza, tutto deve ancora accadere ma è lì e lo percepisci prima ancora di vederlo. 


La primavera è un momento magico e il periodo più bello dell’anno almeno per me, mi piace l’allegria dei fiori e le variazioni della luce che fanno diventare i colori più intensi e vivi. Durante l’inverno mi dimentico quasi di avere un giardino, la pioggia e il gelo, talora lo rendono impraticabile poi, quasi senza motivo apparente, inizio a fare perlustrazioni giornaliere per cercare di scorgere quei segni che tanto mi piacciono. Ecco che, e qui sta la magia, se il giorno prima non c’era nulla, quasi all’improvviso, vedo una fogliolina o un fiorellino. Se da terra non vedo niente magari affacciandomi alla finestra scorgo sull’albero bagliori di un rosa tenue e capisco che quest’anno avremo tante albicocche. 

Gli insetti impollinatori cominciano timidi a fare capolino tra i primi fiori e da quel momento la frenesia prende il sopravvento, anche su di me, che inizio a pensare a sistemare le piante, a tagliare l’erba che ieri era bassa e oggi non più, a rinvasare e a progettare il giardino in modo che rimanga fiorito a lungo. Scelgo piante che abbiano fioriture diverse proprio per godere dei fiori più tempo possibile e in questo mi aiutano anche i vicini perché la bellezza è di tutti e i loro fiori rallegrano chiunque li guardi.


Per la primavera sono stata coinvolta nel progetto "Impastandosimpara - 12 blogger per 4 stagioni". Per il
quale Molino Grassi, in collaborazione l’Aifb, ha scelto 12 blogger per interpretare con fantasia i diversi tipi di farine prodotte abbinandole ai prodotti di stagione.
Ad ogni blogger è stato affidato un tipo di farina e un prodotto da realizzare seguendo la propria creatività. La ricetta verrà pubblicata sia sul blog dell’autrice che su quello di Valentina Venuti, Non di Solo Pane – Impastandosimpara. Alla fine dei 12 mesi gli scatti realizzati saranno riuniti nel Calendario del Molino Grassi per il 2016.
Quando Molino Grassi ha deciso di affidarmi la farina di kamut della linea qb per realizzare una pizza nel mese di marzo l’unico mio scopo è diventato mettere la primavera nel piatto.
Dopo varie prove il risultato è stata una pizza colorata, fresca e piena di gusti diversi che si rivelano al palato con consistenze diverse.
La base è stata realizzata con impasto diretto secondo la ricetta proprio per la kamut della linea qb dal maestro della pizza Cristian Zaghini. 

Per la base:
Farina di Kamut Linea qd del Molino Grassi 1 kg
Sale 30 g
Acqua 680 ml
Olio extravergine d’oliva 20 ml
Lievito di birra secco 1 g o Lievito di birra fresco 1,5 g

Per 1 pizza
Barbabietole 1 piccola
Ricotta di capra 50 g
Fette di Emmentaler 3
Lattughino verde e rosso a piacere
Ravanelli 2
Carote 1
Fiori di rosmarino un cucchiaio
Fiori secchi di Fiordaliso e Tagete
Maggiorana fresca qualche fogliolina (facoltativa)

Per la vinaigrette alla senape:
Olio 3 cucchiai
Aceto balsamico 1 cucchiaio
Sale un pizzico
Senape un cucchiaino

Lavorare la farina con il 58% di acqua (394,4 ml) per 5 minuti poi fermare la planetaria 30 minuti per agevolare l’idrolisi. Riprendere ad impastare inserendo il sale, l’acqua rimanente (285,6) poco alla volta, l’olio e il lievito di birra. Una volta formato un composto omogeneo spegnere la planetaria e lasciar riposare 10 minuti.
Mettere l’impasto, coperto da pellicola, a riposare da 20 a 40 minuti a seconda che la temperatura ambiente sia più o meno alta.
Trascorso questo periodo chiamato puntatura formare i panetti del peso desiderato e lasciare lievitare ancora per 15 minuti nel periodo estivo e da 40 a 60 minuti durante la stagione invernale.
Riporre in frigo a maturare a 4°C per 8/12 ore. Prima di usare l’impasto lasciarlo almeno 2 ore a temperatura ambiente.

Lessare la barbabietola e lasciarla raffreddare. Stendere un panetto con le mani e metterlo in una teglia unta (meglio la pietra refrattaria) e cuocere a 250 °C per 10 minuti. Nel frattempo preparare con cura tutti gli ingredienti: lavare e asciugare il lattughino, lavare e pelare con la mandolina o un pelaverdure i ravanelli e la carota. Frullare la barbabietola con la ricotta di capra a formare una crema. Togliere la base dal forno e aggiungere il formaggio e infornare di nuovo per 2 minuti fino a che inizia a sciogliersi. A questo punto spegnere il forno, togliere la base e cominciare a comporre la pizza spalmando 2/3 cucchiai di crema di barbabietola poi continuare con il lattughino, i ravanelli, la carota, i fiori e le foglioline di maggiorana. Prima di servire condire con la vinaigrette.

La pizza è ottima calda ma è buona anche fredda.

giovedì 19 marzo 2015

Bunyols de vent.....per festeggiare tutti i papà





Quando Dario era piccolino (come se ora fosse grande), all’asilo e alla scuola materna la festa del papà o della mamma era un momento speciale perché, potevi star certa che, quando andavi a riprenderlo, aveva un disegno, un lavoretto, una poesia, in tutti i casi una sorpresa per noi. Era emozionante vedere gli occhi lucidi del papà che leggeva la poesia o che guardava quelle macchie di colore astratte dove invece lui diceva di aver fatto il suo ritratto. Ricordo un anno una sorta di carta d’identità del papà speciale con pregi e difetti scritti dalla maestra e usciti dalla ingenuità del pupo: da ridere e da vergognarsi insieme per la troppa verità uscita da quella sua santa boccuccia. 

Quando era il turno della poesia, la parte più piacevole era farlo stare in piedi sulla sedia davanti ai parenti a declamare, tutto d’un fiato (prima di dimenticarne dei pezzi), le poche righe imparate a scuola e riscuotere l’applauso di tutti. 



Un anno davanti ad una discreta platea di parenti recitò con enfasi una lunga poesia e riuscì a strappare lacrima e applausi lunghissimi. La cuginetta di un anno più piccola, in un moto di gelosia e sana competizione, pretese il suo quarto d’ora di celebrità e montò sulla sedia per recitare, non si sapeva bene cosa visto che nella sua scuola non usava far imparare poesie. Dopo un lunghissimo minuto di silenzio, pronti ad applaudire qualsiasi strofa la sua mente fantasiosa potesse partorire, lei se ne uscì con “L’Eterno riposo dona a loro o Signore…..” ci sganasciammo dalle risate, anche ora se ci ripenso rido da sola come una scema… d’altronde le suore della sua scuola non le facevano imparare le poesie ma le preghiere sì e lei aveva scelto proprio quella.


Sono momenti talmente intensi e belli che mi dispiace, ora che il pargolo è alle elementari, che si sia persa questa sana abitudine. Il papà ha tutti i suoi regalini in ufficio dalla prima manina di 1enne impressa nel biglietto di auguri, all’Oscar di miglior papà che ha voluto comprargli l’anno scorso. Quest’anno ha scritto una letterina e ci sarà da divertirsi a vedere papi piangere di commozione e felicità.

Non mi piacciono le feste comandate, chi mi conosce lo sa che proprio non le sopporto ma, questa festa come quella della mamma e quella più recente dei nonni, le sento tanto, merito del mio papà e della mia mamma che oggi sono nonni straordinari.

Un augurio a tutti i papà che sono, che lo sono stati, che lo saranno e che avrebbero voluto essere ma, soprattutto ad uno….al mio.


Mi sono innamorata di questa ricetta appena l’ho vista, sarà che ho un debole per tutto quello che è catalano compresa la Mai che è una di quelle persone che vorrei stesse più vicino a me per poterla frequentare. Sono frittelle catalane appunto, che si fanno per la festa del papà e hanno questo nome bellissimo perché dentro sono vuote, hanno una consistenza impalpabile come il vento. Si chiamano anche caragirarts perché si girano da sole in cottura..... e ti fanno impazzire.

La ricetta è di Mai e proviene dal tema del mese di un MTC dello scorso anno.
Per una quarantina di bunyols:
Latte intero 125 ml
Farina (setacciata)75 g
Burro 60 g
Uova biologiche 3
Sale un pizzico
Zucchero 1 cucchiaio scarso 
Scorza grattugiata di 1/2 limone biologico
Olio di oliva q.b. per friggere
Zucchero a velo a piacere

In un pentolino versare il latte, il burro, lo zucchero e il sale e portare al punto di ebollizione. Versare la farina e cominciare a mescolare senza smettere, per un paio di minuti finché l'impasto si stacca dai bordi. A questo punto togliere dal fuoco e aggiungere un uovo minimamente sbattuto e amalgamarlo all'impasto. Inizialmente la pasta si divide ma mescolando con tenacia l'uovo verrà assorbito. Incorporare in questo modo il secondo uovo e poi il terzo, sempre aspettando di amalgamare bene l'uno prima di versare l'altro. Unire la scorza di limone grattugiata e mescolare.
A parte, mettere un altro pentolino con dell'olio sul fuoco e quando questo è ben caldo, attenzione a non farlo fumare, versare delle piccole palline d'impasto aiutandovi con due cucchiaini.
Per il resto si fanno da soli le palline si gireranno da sole, in modo di cuocersi da ambo i lati, consiglio comunque di prendere una paletta per aiutarli a girarsi.
Una volta fritti trasferirli su della carta assorbente e spolverare con dello zucchero a velo quando sono ancora caldi in modo che ne assorbano di più.