martedì 23 agosto 2016

Panna cotta alla mortadella di Prato con salsa ai pistacchi per EatPrato




Vi è mai successo di scoprire la vostra città? Quella nella quale vivete da sempre e che alla fine conoscete così poco? A me è successo: in Garfagnana ci sono cresciuta eppure sono riuscita a scoprirla davvero solo vivendo più lontana. Succede anche per luoghi vicini, in quanto tali diventano poco appetibili per una gita eppure ogni tanto guardarsi intorno prima di volare per mete lontane può diventare davvero piacevole. 

Mi è capitato di andare a Prato qualche tempo fa per la manifestazione Eat Prato un progetto nato per valorizzare il territorio pratese e i suoi prodotti e di aver avuto una vera e propria illuminazione. Spesso sono gli stereotipi a farla da padrone e mea culpa, di Prato conoscevo l’industria del tessile e la recente chinatown, è sempre stata per me un luogo di passaggio per andare a Firenze in auto o a Bologna in treno. 

Vederla con le sue bellezze, la sua storia, la sua unicità rivelata anche dai prodotti enogastronomici me la fatta apprezzare davvero tanto. Di un luogo devi portarti a casa un bel ricordo e la voglia di ritornare ed è successo a Prato.



Primo luogo di incontro dei blogger presenti è stata la Tenuta di Artimino a Carmignano con i suoi 732 ettari di campagna toscana coltivata a uliveti e vigneti. 




Nel Ristorante Biagio Pignatta primo maggiordomo di Ferdinando I de Medici ci ha accolto la chef Michela Bottasso che con grande pazienza ci ha insegnato alcuni dei piatti tipici del ristorante. 


Dopo il pranzo autoprodotto consumato nella splendida sala a vetri 
del locale dalla quale si godeva un panorama unico siamo andati a visitare il cuore della tenuta la Villa “La Ferdinanda” residenza extra urbana del Granduca Ferdinando I dè Medici detta anche la villa dei cento camini costruita nel 1596 su disegno di Bernardo Buontalenti e inserita nella lista dei beni patrimonio Unesco. 

 


 




Nel corso degli anni la villa passata da diverse proprietà, è stata privata degli arredi originali ma mantiene intatta il fascino di un tempo e angoli inaspettati.




La tenuta ha anche l’Hotel Paggeria Medica e appartamenti ospitati all’interno delle mura del borgo medievale di Artimino. 


 

www.artimino.com nonché la fattoria dove viene prodotto il Camignano Docg e l’olio extravergine disponendo di 18.000 piante di olivo.
La tappa successiva è stata Prato, il centro con il Duomo dedicata a Santo Stefano con il pulpito esterno di Donatello e Michelozzo, Al suo interno viene custodita la reliquia della Sacra Cintola della Madonna e vicino il museo dell'Opera del Duomo dove sono conservati dipinti, sculture e suppellettili sacre.





Poi il Palazzo Pretorio e il museo custodito all’interno . dove si possono ammirare opere di Donatello, Filippo e Filippino Lippi.

Una interessante Lectio Magistralis Aldo Fiordelli, critico enogastronomico delle Guide dell’Espresso : “I 300 anni del Carmignano” .ci ha introdotto alla storia del vino che conquistò Caterina dé Medici. 


Dopo il saluto delle autorità nel  Castello dell’Imperatore, abbiamo potuto assaggiare i prodotti come la mortadella di Prato un salume cotto di antiche origini che si produce in piccole quantità ancoa oggiVengono utilizzate parti di maiale bollite aromatizzate con pepe nero, sale, polpa d’aglio pestato, macis coriandolo cannella garofano e l’alchermes che conferisce un inconfondibile profumo e un colore rosso.Ottima gustata con i fichi e con la bozza di Prato pane tipico della tradizione contadina realizzato con le farine locali, acqua e lievito madre senza sale.

Ho assaggiato le mitiche pesche di Prato due semisfere di pasta lievitata farcite con crema pasticcera e una bagna speziata all’alchermes, i biscotti di Prato già conosciuti sulle tavole medicee simbolo del territorio che sono realizzati con farina, uova, zucchero, mandorle intere, pinoli, vaniglia e scorza di limone.

Ultima ma non ultima la torta sette veli di Luca Mannori che nel 1997 vinse il primo premio al campionato del mondo di Pasticceria. Un vero godimento per il palato: sette strati diversi a base di cioccolato , un disco di cereali, uno di pasta al cacao e una bavarese al cioccolato fondente e una alle nocciole e una copertura di glassa a specchio.




E’ stata dura dover rientrare la sera e non godermi il secondo giorno di blogtour con i produttori, avrei voluto conoscere personalmente quelle piccole realtà che fanno di un territorio un luogo speciale.

Con la mortadella ho voluto provare una ricetta che è un finger food , una versione salata della classica panna cotta .

Per la panna cotta:
panna fresca400 ml 
parmigiano grattugiato 50 g
mortadella di Prato 30 g
colla di pesce 10 g 
sale 
pepe
Per la salsa ai pistacchi
pistacchi sgusciati una manciata
2 cucchiai di acqua calda
sale
pepe
Olio

Ammollare la colla di pesce.in acqua fredda, portare a bollore la panna e aggiungere il parmigiano grattugiato finemente , salare e pepare poi, filtrare nel caso si fossero formati dei grumi poi  aggiungere la mortadella sminuzzata e  la colla di pesce ben strizzata.
Riempire 6/8 stampini piccoli e porli in frigorifero per almeno 3 ore .


Nel frattempo preparare la salsa ai pistacchi mettendoli in un mixer con sale, pepe e due cucchiai di acqua calda, frullare e aggiungere l'olio a filo fino a che si forma una salsa cremosa.

In un piatto stendere un cucchiaio di salsa poi sformare la panna cotta, adagiarla sul piatto e guarnirla con dei pezzettini di mortadella.

6 commenti:

  1. che splendida città, e che piatti...

    RispondiElimina
  2. Che belle queste immagini e quante delizie!
    Alla prossima

    RispondiElimina
  3. Tutto stupendo! L'idea della panna cotta in versione salata la trovo davvero golosa e comoda x cambiare un po' menú. Io sono di parte: sono cresciuta a mortadella e parmigiano!!!

    RispondiElimina
  4. Tutto stupendo! L'idea della panna cotta in versione salata la trovo davvero golosa e comoda x cambiare un po' menú. Io sono di parte: sono cresciuta a mortadella e parmigiano!!!

    RispondiElimina
  5. Questa pannacotta mi sembra mitica! Nei tuoi racconti ho ritrovato tante cose che mi appartengono, come le famose pesche: quante ne ho mangiate da bambina! A presto (l'MTC è alle porte....) :-)))

    RispondiElimina
  6. Questa pannacotta mi sembra mitica! Nei tuoi racconti ho ritrovato tante cose che mi appartengono, come le famose pesche: quante ne ho mangiate da bambina! A presto (l'MTC è alle porte....) :-)))

    RispondiElimina