La sfida di questo mese dell’MTC della signora delle acciughe me la ricorderò per tanto tempo. E’ da quando ho letto il suo
bellissimo post sulle paste a base di pesce che mi è frullata l’idea di provare
a sperimentare con il pesce d’acqua dolce. Lei è brava, di quelle che quando
parlano di pesce, scansati, ne sa più lei di tutti gli chef che frequenta (per
non parlare di biologi marini e pescivendoli). Google mi è testimone delle
volte che faccio un giro sul suo blog in cerca di ispirazione. Il suo merito,
questa volta, è quello di avermi instillato il “puoi farlo” e io l’ho fatto, ho
sperimentato come mai prima d’ora.
Il mio freno è che non amo mescolare il
sapore del pesce con altri altrettanto importanti, vedi formaggi, verdure
troppo saporite e spezie. Non mi piace cuocerlo troppo e finisco sempre per
fare gli stessi procedimenti e gli stessi piatti. In questa ricetta, nata poco
per volta, ho azzardato pur mantenendo la preparazione molto semplice.
Il pesce d’acqua dolce è il fratello sfigato di quello di
mare, relegato solo a chi ha il mare troppo lontano. Sono nata in uno di questi
posti e ho mangiato spesso le trote. Mia mamma le faceva sempre al cartoccio,
giusto per cambiare ogni tanto il menù che era a base di proteine animali e
carboidrati. Mi piaceva davvero tanto andare con lei a comprarle, facevamo una
passeggiata nella stradina bianca che portava al mulino, ancora funzionante, lungo
il Torrente Grignetola, lì, la signora ci accoglieva con gentilezza e alla
nostra richiesta, prendeva un retino molto lungo e cercava di procurarci la
cena. La faccenda poteva durare del tempo e io ne approfittavo per curiosare e
guardare le pale muoversi con la forza delle acque. Con la trota pulita,
tornavamo a casa e ci mettevamo a cucinarla, lei preparava e io guardavo.
Negli ultimi anni la trota è ricomparsa nei menù di molti
ristoranti che la fanno alla griglia con le erbette, al forno, cercando di
valorizzare le sue carni delicate.
Volevo una pasta al sugo di trota ma come esaltarne il
sapore? Tra i miei libri di cucina ce n’è uno di recente acquisizione che si
chiama “Affumicare – tecniche e ricette” di Stefano Masanti che insegna i vari
metodi di affumicatura sia a caldo che a freddo e come farlo in casa. Ho visto letteralmente
spuntare la lampadina sulla mia testa. Affumicare non è un lavoro troppo
impegnativo se escludiamo trovare il legno giusto. Ho fatto impazzire tutti gli
uomini delle agrarie del circondario, abituati a richieste più pertinenti all’attività
che mi guardavano con un misto di compatimento e di “non ho capito cosa mi sta
chiedendo”. Alla fine niente era adatto. Mi hanno proposto segatura di abete,
segature aromatizzate al limone per criceti, legnetti di faggio perfetti ma che
sarebbero arrivati la settimana prossima. Alla fine, quando si dice che la
soluzione è a portata di mano, ho optato per l’albicocco del mio giardino,
biologico, con legno non trattato. Ho preso dei rametti secchi, ideali per quello
che volevo fare a casa.
L’idea era questa: sfilettare la trota, spellarla, metterla
a marinare, asciugarla e affumicarla nella pentola con scolapasta. Con i
filetti poi realizzare un sugo con pomodorini (gli ultimi dell’orto) e dei
capperi di tarassaco che trovo in Garfagnana. La pasta, che in primo momento,
volevo di castagna, all’assaggio mi ha convinto meno di quella di grano duro e
grano saraceno.
Andiamo con ordine:
Per affumicare un alimento è necessario prima prepararlo per
evitare l’essiccatura dell’affumicatura.
Per questo si può trattare con:
La salatura
aggiungendo una data percentuale di sale in modo da estrarre l’acqua libera e
renderlo più succoso e saporito.
La salamoia che è
una soluzione di acqua e sale e spezie varie che aumentano la succosità
La marinatura che
prevede l’immersione dell’alimento in un composto che può avere elementi grassi
per dare umidità, acidi per ammorbidire e spezie per dare sapore
Il rub che è una
miscela secca o una pasta di erbe o spezie che viene applicata sull’alimento
prima dell’affumicatura
Ho scelto la marinatura per pesci d’acqua dolce e la
successiva affumicatura. Non tutto il legno è adatto, anzitutto deve essere non
trattato, poi non deve contenere resine che durante la combustione possano
diventare nocive, infatti i pini e gli abeti sono sconsigliati. Ogni legno
tuttavia ha un suo aroma e è adatto per un alimento piuttosto che un altro. L’albicocco
è il più malleabile perché è adatto a tutti gli alimenti. Il suo aroma è dolce
e delicato.
L’affumicatura nella pentola con scolapasta è semplice, basta
mettere alla base un foglio di alluminio, sopra la legna molto piccola tipo
legnetti, chips o segatura grossolana con spezie a piacere. Mettere nello scolapasta del ghiaccio tritato, a seguire un foglio di carta da forno e i
filetti da affumicare.
Veniamo alla ricetta:
Trota 1 (170 g di filetti ricavati)
Capperi di tarassaco (o capperi sott’aceto) un cucchiaino
Pomodori datterini 5
Aglio 1
Olio extravergine d'oliva
Per il brodo di trota
Testa e lische della trota
Carota 1
Cipolla 1
Sedano una costa
Alloro 1 foglia piccola
Acqua
Pepe macinato
Per la marinatura
Acqua 800 ml
Sale 80 g
Zucchero di canna 40 g
Scorza di mezzo limone non trattato
Pepe 3 grani
Rosmarino 1 rametto
Per l’affumicatura
Pentola con scolapasta incorporato
Coperchio
Pellicola per alimenti
Carta da forno
Carta alluminio
Torcia a gas
Ghiaccio tritato
Legnetti di albicocco
Maggiorana un rametto
Origano un rametto
Timo un rametto

Lavare bene la trota e sfilettarla:togliere la pinna dorsale, inciderla alla base
della testa, sotto le branchie e affondare il coltello fino alla spina, a quel
punto tagliare orizzontalmente seguendo la lisca fino alla coda. Fare lo stesso
dalla parte opposta. Verificare che tutte le spine siano state eliminate, in
caso contrario, pulitele per bene.
Incidere tra la polpa e la pelle, con un dito trattenere la
pelle ferma mentre con il coltello affilato separarla dalla polpa.
Preparare la marinata: Versare l’acqua, lo zucchero e il
sale nella ciotola che conterrà i filetti. Mescolare bene poi aggiungere la
scorza di limone, il pepe e il rosmarino. Lasciarlo per 2 ore in frigorifero.
Trascorse le 2 ore aggiungere i filetti e lasciare marinare per 1 ora. Togliere
dalla marinatura e asciugare bene con un panno.
Foderare il fondo della pentola con l’allumino e mettere
sopra i legnetti di albicocco e le erbe aromatiche.
Disporre il ghiaccio tritato sul fondo dello scolapasta poi
mettere un foglio di carta da forno inumidita. Mettere la pentola sul fuoco
basso e appena il legno comincia a scaldarsi accendere la legna con la torcia a
gas. Inserire lo scolapasta e chiudere con il coperchio.
Sigillare bene con la pellicola, spegnere il fuoco sotto la
pentola e lasciare affumicare per 30 minuti.
Riprendere i filetti e conservarli in frigo.
Nel frattempo fare il brodo: lavare bene la testa e le
lische. Mettere in una pentola le lische e la testa con gli odori e la foglia di
alloro e il pepe. Ricoprire d’acqua fredda e portare a bollore. Schiumare
quando necessario. Far cuocere per almeno 1 ora fino a che si sarà ristretto poi filtrare e raccogliere il
liquido in una ciotola.
Far rosolare
l’aglio schiacciato in un po’ d’olio e un paio di cucchiai di brodo ottenuto
con lische e teste della trota. Aggiungere i pomodorini aperti e a seguire i
filetti interi, infine i capperi. Lasciar cuocere un paio di minuti. Aggiungere
il brodo circa 3 cucchiai e regolare di sale. Nel frattempo cuocere i
maccheroni molto al dente, scolarli e farli mantecare gli ultimi minuti nel
sughetto di trota allungando col brodo e aggiungendo un po’ d’olio extravergine
d’oliva.






Io non sono del partito della trota.
RispondiEliminaA millemila km questo piatto mi sveglia.
Chiaro che c'è un perchè!!!!
Sono del partito dell'affumicatura...da sempre.
Gioiellino.
Dopo prezioso che aggettivo c'è????
Prezioso è il tuo commento. Ci credi che mentre cercavo i materiali ti ho pensato? mi ricordavo le tue ricette avveniristiche con la pelle di mango o quella con la cottura sotto terra. Confesso che mi sono divertita e ora affumicherò altro, spero non la casa. Un bacione e grazie.
EliminaMa così sembra facile ! In una pentola aiutati da uno scolapasta...praticamente un pento,a ?Ikea va bene ? Ma io voglio farlo !! E basta mezz'ora ? Sei un genio...
RispondiEliminaTrovo tutto perfetto, dalla scelta delle farine per la pasta all'affumicatura che adoro. Quei capperi di tarassaco poi completano il quadro.
RispondiEliminaFabio
Eccoti qui, ti ho atteso con ansia.
RispondiEliminaLa prossima volta che vengo a trovarti ti porterò il kit del piccolo chimico e un estintore, forse è meglio.
Mi piace il tuo piatto, amo alla follia il grano saraceno e lo mangerei anche crudo se non rischiassi di soffocare.
Non ho mai affumicato nulla, ma ho provato delle affumicature in un ristorante della bergamasca che fa sempre cose molto particolari e la tecnica incontra tanto il mio gusto.
Quei capperi di tarassaco poi ormai sono una leggenda...
Bravissima. e quasi quasi a novembre...
mi sono provato diverse volte anch'io ma mi fermo alla fase marinatura ( gravlax di salmone e niente più)...l'affumicatura mi spaventa un pò e quindi ci rinuncio...ma infatti io sono qui e tu sei...(x dirla alla Renato) piùSSùùù! Bravissima!
RispondiEliminaHahaha ma chi è questa tipa che sa tutto sul pesce che scansati? Sei troppo forte e brava. Altro che pesce sfigato, nelle tue mani è diventato un principe d'acqua dolce. Grande performance!! A sfida finita mi studio bene l'affumicatura e ti copio, non ho mai osato farla. Grazie per questo gioiello!!
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